DNS-323
21 febbraio 2010 | 0 Commenti | Archiviato in Hardware
Il DNS-323 è un NAS (disco di rete) di fascia bassa (170 € senza dischi) con due slot SATA, l’ideale per mettere al sicuro (sempre relativamente parlando) i propri dati.
Purtroppo dispositivi del genere (ma anche router/modem/acess-point), nonostante siano dei bei pezzi d’hardware, nonostante siano basati su software GNU/Linux, nonostante sulla carta abbiano tantissime feature (SMB, NFS, FTP, UPNP, DAAP, Torrent), spesso si scopre che il software è una mezza ciofeca.
Perchè? Non lo so, non conosco nessuno che lavora in questo campo, ma mi piacerebbe approfondire. Il male più grosso, da quel che riesco a capire, è che i produttori usano sì software libero, ma sembra che siano totalmente incapaci a gestirlo: ogni nuovo dispositivo che sfornano, spesso significa un nuovo linux embedded ricostruito da zero (from scratch).
Il risultato? Passano l’80% del loro tempo a risolvere problemi che il resto del mondo ha affrontato una volta sola: ti ritrovi a combattere con l’interfaccia web che scombina la configurazione di samba e non funziona più, niente da fare per agganciare NFS su mac, ventole che girano a palla nonostante temperature sotto quella ambientale e infine, ciliegina sulla torna, non c’è versi di avere un cacchio di accesso shell per capire cosa diamine stia succedendo.
E questo è quello in cui sono incappato in un solo fine settimana di utilizzo approfondito.
Che fare? Opensource non è solo ’software aggratis’, opensource è comunità, competenze e testardaggine. Questo dns323 wiki è un ottimo punto di partenza. Per i primi passi da muovere, consiglio questa paginetta Installare Telnet/Fun_Plug.
Quello che avrete (e che ho io in questo momento) è accesso ssh e un chroot con una serie di pacchetti di base pronti all’uso e altri già installati.
Il prossimo passo per me è agganciare direttamente una bel chroot Debian ARM =D
Buitoni Newsletter: FAIL.
11 febbraio 2010 | 2 Commenti | Archiviato in WebOggi, leggendo l’ennesima newsletter simil-spammona della Buitoni (potrei quasi negare sotto giuramento di essermici iscritto volontariamente), decido che potrebbe essere giunto il momento, nonostante il suo affetto dimostratomi negli anni, di effettuare la rimozione.
Click sul link nella mail ed eccomi catapultato sul sito buitoni alla ricerca del bottoncino “distruggimi”.
E di cosa mi accorgo?
Che la Buitoni mi ha piacevolmente autologgato con le credenziali di un altro utente.
Purtroppo, non vedo riferimenti a contatti email sul loro sito, se ne saranno mai resi conto?
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